Durante i primi mesi dopo il parto, tenere il proprio bambino nella fascia può essere un’esigenza dettata dalle mille incombenze quotidiane che non si fermano nemmeno con la comparsa di un nuovo nato. Per un genitore, però, avere il proprio bambino sempre a contatto ha un significato più profondo.

 

 

Il proprio cuore è sempre accompagnato dal secondo, più piccolo, che batte in sincrono. Il profumo del bambino è sempre a portata di naso, così il suo corpo da toccare e baciare, questo regala sicurezza a entrambi, insieme al rumore del suo respiro.

 

Anche dal punto di vista pratico avere il proprio bambino a contatto rende la vita del genitore più semplice: le mani rimangono libere e si possono compiere quei gesti quotidiani che prima erano ovvi e scontati ma che con l’avvento di un figlio possono complicarsi. Mangiare, uscire e usare i mezzi di trasporto, proteggersi con un ombrello quando piove o anche solo andare in bagno diventano tutte azioni accessibili e più semplici.

 

Dal punto di vista fisico è il livello di ossitocina a beneficiare del contatto tra genitore e figlio. L’ossitocina, anche chiamata l’ormone dell’amore, è presente in tutti i mammiferi, quindi sì, anche negli esseri umani.

 

Questo ormone stimola le contrazioni dell’utero e aiuta durante travaglio e parto. Altro ruolo chiave dell’ormone dell’amore è quello di stimolare le contrazioni dei dotti lattiferi delle mammelle, facilitando la secrezione del latte.

 

A livello neurologico, l’ossitocina favorisce l’attaccamento relazionale tra genitore e figlio, la sua produzione viene stimolata dai contatti fisici affettuosi, quindi dal contatto tra genitore e bambino. Perché non provare? Non tornerete più indietro.

 

Dice il pediatra Carlos González nel suo libro Bésame mucho edito da Colema editore nel 2003:

 

“Immagina di avere sete. Qualche volta ricevi un bicchiere d’acqua, qualche volta no. La tua sete non viene soddisfatta. L’unica cosa di cui sei consapevole è che dipende sempre da qualcun altro se riceverai o meno un bicchiere d’acqua. Questo ti rende nervoso e frustrato e ti porta a chiedere acqua continuamente, anche quando non hai sete, perché non sei sicuro che, quando avrai sete, questa verrà soddisfatta. Non avere acqua a disposizione ti rende insicuro e preoccupato di non averne abbastanza: diventi incapace di pensare ad altro. Diventi dipendente dalla fonte, che non abbandoni per poterne chiedere sempre.
 

 

Adesso immagina lo scenario opposto. Sei assetato e ti viene subito dato da bere in modo da placare la tua sete. Sei soddisfatto e puoi continuare a fare ciò che stavi facendo senza preoccupazioni. Ti rassicura sapere che l’acqua è sempre disponibile e che puoi ottenerla ogni volta che vuoi. Con questa sicurezza alle volte addirittura te ne dimentichi. Senza pensieri, puoi dedicarti anima e corpo ad altre attività. Puoi esplorare, crescere… addirittura allontanarti dalla fonte. Ora trasporta questo scenario sul tuo piccolo e sul suo bisogno di contatto fisico. È evidente che rispondere immediatamente al suo bisogno non lo renderà dipendente…”

 

Se ripensi alla gravidanza, ti renderai subito conto che la relazione, il rapporto e il contatto con tuo figlio sono nati ben prima del parto.

 

Una mano appoggiata sulla pancia portava già la felicità; un sussulto da dentro, una bozza improvvisa, che un po’ fa male, un po’ fa saltare, ma che fa sorridere il tuo cuore. Un calcetto che fa sentire vivi, quel cuore che batte dentro di te allo stesso ritmo del tuo, quella vita che cresce grazie a te e soprattutto con te, fanno sentire meno soli.

 

Il movimento quotidiano che, se non senti regolarmente, ti fa stare in ansia, ma che è forse solo uno scherzetto di tuo figlio perché già gli piace giocare.

 

Diventi mamma dal momento del concepimento e sarai mamma per tutta la vita.