Hai sempre sentito parlare della gravidanza come di un momento di felicità assoluta, comunione con tuo figlio, vicinanza con il tuo partner, la testa piena di progetti, il cuore che trabocca d’amore e un puntino minuscolo che cresce giorno dopo giorno e gonfia la tua pancia. Come mai non ti riconosci in questa descrizione?  Sei sbagliata? Sei diversa? No, la verità è che ti hanno mentito. Non volontariamente, forse; diciamo che hanno omesso una parte di verità.

Dal momento della certezza, del “sono incinta”, la tua testa, già piena di preoccupazioni, trova terreno fertile per far sbocciare i germogli del panico. Ogni scusa è buona: l’attesa tra un’ecografia e l’altra, i risultati degli ultimi esami, i movimenti imprevedibili del tuo bambino, il suo battito, e poi il parto, le notti passate ad ascoltare il suo respiro, il latte che non scende, i suoi pianti. Il terrore che possa accadere qualcosa e che tu non sarai in grado di capirlo in tempo o, ancora peggio, quel qualcosa non avrà niente a che fare con te, perché il tuo bambino non è più parte di te, ma è una persona a se stante.

L’amore infinito e fisico che provi ti fa tremare e ti fa piangere, ti rende forte come una roccia, immensa come una montagna. Quel briciolino minuscolo di paura che non ti abbandona mai è in grado di farti crollare come se tu fossi più leggera di una piuma, più trasparente di un velo, più sottile di un foglio di carta.

Sono le paure ataviche e istintive, quelle che creiamo per minare la nostra stessa felicità, perché quando le cose vanno troppo bene, o quando siamo troppo felici, è sicuro che qualcuno o qualcosa sta tramando nell’ombra per far crollare il nostro castello.

Drizzi le antenne tra le nuove mamme e le mamme già rodate, ma nessuna ne parla. Possibile che nessuna abbia passato i dubbi e timori che ti fanno tremare? Possibile che siano pensieri sciocchi da allontanare con un gesto distratto della mano e un’occhiata che oscilla tra la tenerezza, la pietà e la comprensione? Sì, c’è anche comprensione in quegli sguardi, ci sono passate anche loro, anzi, ci sono ancora dentro fino al collo. Qual è il loro segreto? Come riescono a rimanere così tranquille e lucide? Alcune fingono, le altre hanno imparato a conviverci.

Ed è proprio quello che farai anche tu. Imparerai a gestire la consapevolezza di essere fallibile, di non avere tutte le risposte e di non poterle avere. Sei stata coraggiosa o incosciente a voler diventare madre e a portare un nuovo essere umano in questo mondo? Non lo saprai mai con certezza, rimarrai sulla corda del dubbio a cercare l’equilibrio tra sanità mentale e pazzia, tra senso di colpa e orgoglio, tra terrore e amore. Perché essere mamma significa proprio questo: accettarsi come esseri umani fallibili, mai perfette, spesso inadeguate, piene di sensi di colpa ed esauste.

Lo guardi dormire, finalmente tranquillo con ancora gli occhi umidi e il moccio al naso: è il tuo bambino, l’amore della tua vita, la tua vita stessa. In quel momento non ci sono dubbi dentro di te perché l’amore che senti è così sconfinato, sterminato e infinito che copre tutto il resto, viene dalla pancia, dal cuore, dalla pelle, dal respiro. Non esiste altro, siete solo tu e lui. Dura poco, ma fanne tesoro e ricordatelo quando di nuovo ti chiederai se sarai in grado di crescere tuo figlio nel modo giusto, se saprai stargli vicino, se riuscirai a vederlo crescere, se ci sarai sempre quando avrà bisogno di te.

Non eri mai stata tanto insicura e fragile, non avevi mai riflettuto tanto a lungo su quella paura che ti attacca e ti spiazza, ti trasforma in una statua di sale, infrangibile e allo stesso tempo friabile. Ti asciughi una lacrima con le mani ancora tremanti perché non vuoi farti vedere, abbozzi un sorriso, poi lo rafforzi e lo piazzi ben bene a stirarti le labbra. E sei di nuovo pronta a elargire sorrisi, carezze e baci infiniti. Sei pronta a esserci comunque tu sia. Sei pronta a fare tesoro di tutto quanto riguarda il tuo bambino.